Lo studente nel modello incentrato sulla lezione
Lo studente nel modello con lezione
Lo studente
Ascolta, prende appunti o segue sul manuale (ma forse è più realistico dire: dovrebbe fare tutto questo) per la maggior parte del tempo che passa in classe.
A prescindere dai drammatici problemi di fragilità di attenzione di molti degli studenti attuali, fatalmente si crea uno scarto fra quello che l'insegnante dice, frutto di lavoro e letture e riflessioni, e quello che lo studente recepisce. Poiché allo studente manca tutto il retroterra che l'insegnante si è costruito nel tempo, il suo ascolto di solito porta ad una adesione mnemonica ed esteriore. Quella che per l'insegnante è stata una conquista faticosa, per lo studente è, nella migliore delle ipotesi, la semplice adesione intellettuale a quanto qualcun altro ha masticato per lui.
Studia per lo più individualmente, usando come strumenti gli appunti e il manuale, e la ripetizione come forma di addestramento alla verifica.
Lo studente è lasciato da solo nel momento dello studio e perciò la sua attività di apprendimento tende molto di frequente (a meno che non intervengano situazioni personali particolarmente stimolanti) ad identificarsi con la memorizzazione della lezione, degli appunti, del libro di testo. Del resto, quale insegnante di storia non ha sentito almeno una volta un genitore rimproverare il figlio per un'insufficienza in storia in base alla convinzione che questa materia “basta studiarla per impararla”?
A domanda risponde. In un linguaggio spessissimo approssimativo: non c'è mai o quasi mai stato tempo in classe per provare ad esprimere i concetti e ad impadronirsi del linguaggio adatto per renderli nel modo più efficace.
Tende a nascondere i problemi di comprensione e i “buchi neri” della sua preparazione.
i produce uno scarto inevitabile fra insegnamento e apprendimento, fra obiettivo formativo e la sua realizzazione.
Se la storia è maestra di vita civile, lo è in un modo tutto esteriore, come rimasticatura di formule astratte (giustapposta): non è raro che gli studenti in pubblico si esprimano a favore dell'utilità della storia, utilizzando formule che per loro non significano niente come “insegna a non ripetere gli errori del passato”), mentre attraverso lo strumento del questionario anonimo spesso ne denuncino anche per scritto la totale inutilità.
Lo studente
Ascolta, prende appunti o segue sul manuale (ma forse è più realistico dire: dovrebbe fare tutto questo) per la maggior parte del tempo che passa in classe.
A prescindere dai drammatici problemi di fragilità di attenzione di molti degli studenti attuali, fatalmente si crea uno scarto fra quello che l'insegnante dice, frutto di lavoro e letture e riflessioni, e quello che lo studente recepisce. Poiché allo studente manca tutto il retroterra che l'insegnante si è costruito nel tempo, il suo ascolto di solito porta ad una adesione mnemonica ed esteriore. Quella che per l'insegnante è stata una conquista faticosa, per lo studente è, nella migliore delle ipotesi, la semplice adesione intellettuale a quanto qualcun altro ha masticato per lui.
Studia per lo più individualmente, usando come strumenti gli appunti e il manuale, e la ripetizione come forma di addestramento alla verifica.
Lo studente è lasciato da solo nel momento dello studio e perciò la sua attività di apprendimento tende molto di frequente (a meno che non intervengano situazioni personali particolarmente stimolanti) ad identificarsi con la memorizzazione della lezione, degli appunti, del libro di testo. Del resto, quale insegnante di storia non ha sentito almeno una volta un genitore rimproverare il figlio per un'insufficienza in storia in base alla convinzione che questa materia “basta studiarla per impararla”?
A domanda risponde. In un linguaggio spessissimo approssimativo: non c'è mai o quasi mai stato tempo in classe per provare ad esprimere i concetti e ad impadronirsi del linguaggio adatto per renderli nel modo più efficace.
Tende a nascondere i problemi di comprensione e i “buchi neri” della sua preparazione.
i produce uno scarto inevitabile fra insegnamento e apprendimento, fra obiettivo formativo e la sua realizzazione.
Se la storia è maestra di vita civile, lo è in un modo tutto esteriore, come rimasticatura di formule astratte (giustapposta): non è raro che gli studenti in pubblico si esprimano a favore dell'utilità della storia, utilizzando formule che per loro non significano niente come “insegna a non ripetere gli errori del passato”), mentre attraverso lo strumento del questionario anonimo spesso ne denuncino anche per scritto la totale inutilità.
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