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Lo studente nell'insegnamento non-trasmissivo della storia

Cosa fa lo studente durante l'ora non-trasmissiva di storia


Lo studente

Guadagna tutto il tempo in cui l'insegnante parla come tempo di lavoro in cooperazione in classe

Dal punto di vista dello studente, proprio questi elementi a monte del risultato sono di gran lunga i più importanti per la sua formazione intellettuale come giovane studioso e critico.

Lo studente può conoscere quali sono queste operazioni e imparare consapevolmente a compierle, praticandole quotidianamente.

Lo studente può mettere in atto, soprattutto in gruppo (prevalentemente ed inizialmente a coppie, ma via via in forme più organizzate e complesse), le operazioni mentali e le attività pratiche (di base, come ad esempio la ricerca delle tesi di fondo, ed evolute e complesse, come ad esempio la capacità di commisurare le strategie al compito e al tempo disponibile o imparare a tollerare l'incertezza) che sono a monte delle lezioni dell'insegnante e che all'insegnante stesso hanno permesso di elaborare, con il tempo, la sua personale sintesi che ha tradotto nelle lezioni frontali.

Non si trova di fronte solo un oceano sterminato di nomi e di date.

Non si trova di fronte un marasma di eventi senza alcun principio ordinatore, ma è portato a misurarsi consapevolmente con dei modelli e con le proposte di interpretazione da essi suggerite. In questo modo è chiamato costantemente a stabilire una relazione fra i punti di vista e le prove portate a loro sostegno.

I testi sono tali da non richiedergli solo memorizzazione esteriore: lo studente deve mettere insieme gli elementi, scoprire nessi, imparare a percorrere e ripercorrere sentieri sul libro alla ricerca di quello che gli occorre, guardare questioni anche vecchie alla luce di nuove conoscenze, incontrando così occasioni di pratica di abilità di studio, metodi di studio, strategie di apprendimento.

Lavora in prima persona, mettendosi personalmente in gioco, sul manuale e sui materiali nel contesto di un disegno complessivo organizzato nelle sue linee di fondo, ma sufficientemente flessibile per permettere deviazioni.

Partecipa in prima persona all'organizzazione dell'ambiente di lavoro e diventa decisivo per il suo positivo funzionamento.

Ha il tempo e la possibilità di imparare senza forzature le abilità sociali e a lavorare in cooperazione.

Le ore di storia in classe diventano tempo di lavoro attivo dello studente sul libro di storia e sui materiali integrativi. Lo studente non è più confinato nella dimensione dell'ascolto e della presa di appunti, ma svolge una gamma di compiti assai più vasta.

La classe diventa un laboratorio dove gruppetti di ragazzi (coppie, ma anche terzetti e quartetti) lavorano a capire testi e a svolgere attività che sono la riproposizione, sotto forma di esercizi ed attività, delle procedure mentali applicate nello studio della storia dagli adulti che della disciplina si occupano per professione.

Ha costante necessità di strumenti di lavoro integrativi (carte geografiche, dizionario di italiano, atlante geografico, cronologia, atlante storico, dizionari dei termini specialistici).
Impara a considerare il dubbio, l'incertezza, l'errore e la difficoltà non come dei drammi, ma come la condizione “normale” sul cammino della conoscenza.

Non solo non c'è necessità di nascondere i “buchi neri”, ma diventa addirittura più conveniente e produttivo fare di tutto per farli emergere.

Allo studente non sarà chiesto solo di ripetere quanto ha sentito a lezione, ma piuttosto di svolgere attivamente molte delle operazioni mentali e pratiche che sono alla base di quelle lezioni e, attraverso esse, cominciare ad impostare in modo attivo la costruzione della sua personale visione di una parte della storia generale.

Ha la possibilità di costruirsi gradualmente (per prova ed errore) la comprensione e il linguaggio più adatto per esprimere il soggetto estraneo che si trova davanti e di costruire la sua comprensione per tentativi, esattamente come ha fatto ognuno di noi quando ha cominciato da solo la sua avventura di studioso.

Il ruolo dello studente diventa più attivo e ci sono molte più possibilità di coinvolgerlo in maniera più piena di come accade di solito. Se non altro, le 60 ore annuali di storia diventano per tutti 60 ore di lavoro sulla storia, e di lavoro organizzato in maniera più complessa di quanto i migliori studenti riescano a fare a casa stando da soli.

Gli studenti hanno l'opportunità di imparare a gestire i loro tempi di attenzione, ad alternare l'impegno con il momento di relax, a valutare l'efficacia di diversi approcci a testi e problemi, a misurare i risultati di comportamenti e strategie differenti.

La dimensione cooperativa del lavoro a coppie o in gruppi di tre e quattro permette anzitutto proprio quell'allenamento all'uso del linguaggio e alla manipolazione mentale dei concetti della storia che l'organizzazione didattica solitamente trascura, salvo però verificarla al momento dell'interrogazione per dare una valutazione. Inoltre, ed è un aspetto sul quale non si riflette abbastanza, permette di realizzare in minor tempo, meglio, in modo più completo una quantità di lavoro che individualmente sarebbe impossibile affrontare in modo soddisfacente.

Pratica lo studio della storia come uno strumento di educazione dell'intelligenza, del pensiero, della capacità di studio.

Il sapere storico tende a diventare anzitutto uno strumento reale di crescita delle strutture cognitive, le conoscenze vengono ad assumere almeno un certo sapore di scoperta e di conquista. Il ragazzo ha qualche possibilità, almeno qualche volta, di toccare con mano che riesce a dare senso a quello che fa e che questo lo aiuta a conoscere il mondo o almeno a darsi qualche strumento in più per decifrarlo.

Anche il lavoro di memoria viene in qualche modo educato: quanto meno, si può imparare a selezionare consapevolmente eventi e date da ricordare in relazione al percorso previsto e a praticare delle tecniche di memorizzazione (soprattutto la costruzione di reti di rimandi tra i diversi eventi identificati come fondamentali, in modo che l'accesso ad uno di essi assolutamente da ricordare possa avvenire seguendo percorsi mentali fra loro anche molto diversi).

Ha a che fare con un tipo di studio della storia in cui questa può più facilmente diventare maestra di vita civile in un senso più interiore, intrinseco nelle pratiche attraverso cui la si affronta. Le procedure del pensiero critico, la pratica della discussione e della cooperazione, l'esercizio del rispetto delle idee e della persona dell'altro possono essere come “disciolti” nella pratica quotidiana, diventando quasi come una seconda natura.

Anche se questo sistema non è in grado di risolvere automaticamente i problemi di motivazione, interesse, passione per la storia, rende però almeno più agevole trovare alcune dimostrazioni razionali per giustificare che ciò che si sta facendo serve per delle cose importanti: per creare l’abitudine della testa a tagliare come un rasoio (“succo” e punto dei vista dei testi, capacità di operare confronti, abilità di destrutturazione/ristrutturazione di testi, consuetudine a stabilire un nesso fra problemi e testi studiati in momenti temporalmente anche lontani, disposizione ad avere la mente non come uno specchio che passivamente riflette ma come un radar consapevolmente attivo che manda segnali di interpretazione); per ricordare più facilmente; per imparare ad accostarsi in modo razionale a epoche, sistemi sociali, istituzioni, problemi; per stabilire dei nessi reali tra passato e presente. In sintesi: per abituarsi a ragionare in modo complesso e per non farsi imbrogliare in un mondo in cui l'uso politico della storia è sempre più spregiudicato e radicalmente semplificatorio.




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